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Var: cos’è e come funziona

Dalla stagione 2017/2018 il Var, strumento di supporto per gli arbitri nel calcio, è arrivato anche in Serie A.

Dopo un periodo di sperimentazione “offline” nell’anno precedente, il Video Assistant Referee ha fatto il suo esordio nel massimo campionato italiano nell’agosto 2017, in concomitanza con la prima giornata (Juventus-Cagliari).

Anche le società hanno dovuto attrezzare i propri impianti di conseguenza: con un minimo stabilito di 12 telecamere dedicate alle azioni di gioco, la tecnologia entra ufficialmente in campo. Una novità di rilievo, che senza dubbio richiederà un periodo di transizione per capire come applicarla al meglio.

Ma cos’è e come funziona il Var? Facciamo un po’ di chiarezza in questo articolo.

Il Var o la Var?

Il Var o la Var? Prima di iniziare a vedere nel dettaglio il suo impiego pratico, è bene chiarire quale sia l’espressione più corretta da utilizzare.

Da quando questo termine ha iniziato a diffondersi in Italia è stato usato indistintamente sia al femminile che al maschile e sul tema, nello specifico, si è espressa anche l’Accademia della Crusca.

In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Marco Biffi, docente di Storia della Lingua Italiana all’Università di Firenze, spiega:  «Var è l’acronimo di Video Assistant Referee e sicuramente è più corretto il maschile, anche perché la traduzione in italiano sarebbe “assistente video dell’arbitro”. Le sigle prendono il genere dal nome che ne esplicita il significato, in questo caso “assistant” (assistente)».

Tuttavia, Biffi ammette che vi siano casi in cui ci si può riferire alla Var intendendola come tecnologia o moviola in campo: ecco perché non è sempre sbagliato utilizzare il femminile.

Insomma, se da un lato l’espressione più valida è quella al maschile, dall’altro, poiché si tratta di un termine nuovo, per avere una risposta definitiva bisognerà capire, in futuro, quale delle due versioni entrerà maggiormente nell’uso comune della lingua italiana.

Cos’è e come funziona il Var

Il Var è un sistema di supporto tecnologico che, tramite riprese video e tv, permette all’arbitro di correggere decisioni chiaramente sbagliate o di segnalare al direttore di gara gravi episodi che gli erano sfuggiti.

Il suo utilizzo, infatti, è limitato solo a quattro situazioni di gioco:

  • assegnazione di un gol;
  • assegnazione di un rigore;
  • espulsione di un giocatore;
  • scambio di persona sui cartellini.

Al verificarsi di un evento dubbio tra quelli appena visti, l’arbitro può decidere se fidarsi del parere dei suoi due assistenti (che hanno rivisto le immagini e coi quali comunica via auricolare) oppure vedere anch’egli l’azione tramite una tv situata a bordo campo (in una postazione dedicata, nei pressi del quarto uomo).

In quest’ultimo caso, segnalerà l’interruzione del gioco facendo il gesto di uno schermo con le mani e, dopo aver rivisto l’episodio, potrà decretare la propria decisione definitiva (che, in ogni caso, spetta sempre e solo al direttore di gara).

Un aspetto importante da sottolineare è che nessun giocatore o membro dello staff può richiedere all’arbitro l’utilizzo del Var, pena l’ammonizione.

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Video Assistant Referee: come funziona la nuova tecnologia a supporto dell’arbitro

VAR e AVAR: gli arbitri addetti al Video Assistant Referee

Gli addetti al Video Assistant Referee sono denominati VAR e AVAR.

Situati in una postazione interna allo stadio, si tratta di due ufficiali di gara che sostituiscono quelli che negli ultimi anni erano gli addizionali (o giudici di porta) e sono collegati, via radio, con l’arbitro presente sul terreno di gioco.

VAR e AVAR hanno a disposizione degli schermi con le immagini della partita in corso, in modo da rivedere un’azione dubbia in modo “silenzioso” (ovvero per confermare una decisione presa dal direttore di gara, senza comunicare con lui) oppure per seguire i passaggi della procedura prevista:

  • informare l’arbitro in merito a una decisione da rivedere;
  • rivedere le immagini video e spiegargli cos’è successo;
  • l’arbitro può utilizzare la tv presente a bordo campo per aiutarsi nella decisione finale.

Per ogni partita è la squadra di casa a occuparsi di fornire le riprese necessarie all’utilizzo del Var. In Italia sono otto quelle che dispongono di immagini autoprodotte: Juventus, Milan, Inter, Torino, Roma, Napoli, Sassuolo e Benevento. Le altre hanno affidato la produzione alla Lega Serie A.

Se per un qualsiasi motivo la tecnologia Var non dovesse funzionare, la gara non verrebbe comunque interrotta: si continuerebbe a giocare regolarmente.

Insomma, si tratta senza dubbio di un forte elemento di novità che, già dalle prime gare, ha comunque fatto discutere. Naturalmente ci sarà bisogno di tempo per capire come utilizzarlo, e non è escluso che in questa fase di transizione qualcosa possa anche cambiare in corso d’opera. Vedremo se, dopo i dubbi iniziali, sarà uno strumento più o meno d’aiuto per smorzare (almeno in parte) le tante polemiche legate ai torti arbitrali.

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